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Grande festa longobarda 2022 a Lomello

  • Paola Montonati

laumellum 2022Nel weekend del 10 e 11 settembre il castello di Lomello vedrà il ritorno della festa longobarda in onore del matrimonio della regina Teodolinda con il duca Agilufo, avvenuto negli anni dell’Alto Medioevo pavese. 

Cuore dell’evento sarà domenica il torneo di arcieri Teodolinda e la giostra del diavolo organizzato dagli amici di Sagitta historica.

Numerosissime saranno le iniziative e le attività che ruoteranno attorno alla rievocazione storica, dove i visitatori saranno proiettati indietro nel tempo, vivendo direttamente l'emozione di immergersi nella storia longobarda, attraverso i molti momenti di condivisione. 

La storia di Lomello

Lomello, tra le risaie della Lomellina, venne conquistata da Gian Galeazzo Visconti che nel 1381 chiese all'ingegner Giacomolo Albranelli di erigere una rocca per il borgo, al posto di una precedente costruzione longobarda.

Nel nuovo castello Gian Galeazzo incontrò i Duchi di Borgogna e di Touraine e, quando Lomello venne  saccheggiata da Facino Cane, l’edificio subì seri danni, ma non andò completamente distrutto.

Quando nel 1449 Francesco Sforza, duca di Milano, donò come feudo Lomello e Dorno ad Antonio Crivelli, lo incaricò di cingere il borgo con mura e fossato.

Il conte iniziò la ricostruzione del castello, cingendolo con un fossato ed alzando una torre per difendere il ponte levatoio.

I suoi successori continuano la sua opera e, nel 1549 il conte Alessandro Crivelli, cardinale e nipote di Antonio, pagò 170 lire all’impero degli Asburgo per marmi e colonne trasportati da Stradella a Lomello per il castello, con ogni probabilità le colonne del loggiato del cortile interno del castello. Estintisi i Crivelli, la proprietà passò ai Corini nel 1923 l'avvocato Angelo Corini lasciò alla sua morte il Castello all’ospizio di Lomello, da lui fondato.

Nel 1948 il complesso divenne sede del Comune di Lomello e lo è tuttora.

Alla fine del 1979 il maniero era in uno stato precario: il tetto aveva una grossa falla, le mura portavano inequivocabilmente i segni degli anni e si rese necessaria una radicale opera di restauro. Venne così rifatto il tetto, rispettando la precedente struttura e nel periodo 1981-1982 fu proseguita l'opera di restauro, consolidando le mura perimetrali esterne e le facciate del cortile interno.

Nell'interno, al piano rialzato, ci sono due sale ornate da notevoli affreschi, con nella prima un ciclo profano.

Infatti nella volta c’è una donna che regge nelle mani una sfera celeste ed un compasso, inserita in un ottagono ai cui lati ci sono i nomi dei venti, secondo la rosa, rappresentati da teste di putti in atto di soffiare, poi sono raffigurate le stagioni con i relativi segni dello zodiaco e, nelle lunette laterali: i lavori dei campi nelle diverse stagioni.

Gli affreschi sono di un anonimo del 1500 e seguono la maniera dei pittori fiamminghi, infatti il paesaggio non è quello di Lomello, ma collinare o montano e i costumi dei personaggi sono in stile nordico.

Nella seconda sala, più piccola, è raffigurato un ciclo con la storia ed il martirio di Santa Caterina di Alessandria in Egitto, nelle lunette laterali, ed il Paradiso, secondo l’opera di Dante, con i cieli, i beati e la Trinità nella volta.

Questa sala era una cappella privata del Cardinale Crivelli, infatti tutti gli affreschi sono da ricondursi all'opera di restauro, voluta dal prelato.

Nella sala della Biblioteca è conservato il mosaico romano, che permette di ricostruire la topografia di Lomello nei secoli XVI, XVII e XVIII.

La terra  della zona era cinta, in parte, da fossati e da mura, con porte, sopra una, nelle vicinanze del Castello, s'innalzava una piccola torre, detta torrino o colombaia, costruita dalla comunità allo scopo di collocarvi un orologio, ma questo non avvenne, anzi fu causa di contesa tra il Conte e la comunità.

I Crivelli, infatti, non videro di buon occhio quell'edificio, che, in caso di una guerra, poteva diventare scomodo.

A ponente della rocca c’era una grossa roggia, di cui parte riempiva la peschiera del Castello, e l'altra irrigava i campi del Comune, detti dal popolo terrapieni.

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